Come la «a» di «casa». Senza aprirla troppo e senza strascicarla.
ローマ字 · rōmaji
Romaji: il giapponese scritto con le nostre lettere
La trascrizione del giapponese nell'alfabeto latino. Serve per partire il primo giorno e per scrivere sulla tastiera, e intralcia appena si va oltre. Qui si spiega perché.
Il giapponese in lettere latine: utile la prima settimana, un tetto dalla seconda.
Cos'è il romaji
Romaji vuol dire scrivere suoni giapponesi con il nostro alfabeto: konnichiwa, arigatō, Tōkyō. Il sistema che si usa quasi sempre è l'Hepburn, pensato perché un anglofono lo legga più o meno bene; in italiano le vocali funzionano ancora meglio, perché suonano quasi come quelle giapponesi, mentre con alcune consonanti bisogna stare attenti.
È indispensabile in due posti: all'inizio in assoluto, per poter dire qualcosa prima di saper leggere, e sulla tastiera, perché in Giappone si scrive digitando romaji e lasciando che il computer lo converta. Fuori da lì, in Giappone non si usa: i cartelli, i menu e i libri non ce l'hanno.
E ha un problema di fondo: nasconde la struttura della lingua. Il giapponese si organizza in sillabe uguali, e quella struttura spiega come si coniugano i verbi e perché le parole suonano come suonano. Scritta in romaji, sparisce — e con lei, mezza spiegazione della grammatica.
La buona notizia: i kana si imparano in una settimana. Il romaji non è una strada più lunga, è una strada che non arriva.
Le cinque vocali, che sono la parte facile
Il giapponese ha cinque vocali e suonano quasi come quelle italiane: pure, brevi e sempre uguali. È la parte della lingua che un italofono si ritrova in regalo, e conviene saperlo prima di cominciare.
Come la «i» di «vino». La stessa in tutte le parole.
Come la «u», ma con le labbra non arrotondate. È l'unica che si discosta un po'.
Come la «e» di «sera», senza aprirla né chiuderla troppo. Non diventa mai un dittongo.
Come la «o» di «sole». Breve, tranne quando è lunga e viene segnata.
Quello che il romaji ti nasconde
Quattro cose che in kana sono evidenti e che in lettere latine vanno imparate a memoria.
- は → wa La particella che si scrive in un modo e si dice in un altro. In kana vedi は e impari la regola una volta. In romaji vedi «wa» e non sai mai se è は o わ, che sono due segni diversi con due usi diversi.
- ō ū Le vocali lunghe. Durano due tempi e cambiano la parola. In romaji si segnano con un trattino sopra che quasi nessuno scrive, così «Tokyo» e «Tōkyō» finiscono per sembrare la stessa cosa, e non lo sono.
- っ La consonante doppia. In kana è un segno piccolo che si vede; in romaji è una lettera ripetuta che l'occhio scavalca facilmente. E la differenza tra «kite» e «kitte» è reale.
- ん La enne che dura. È una sillaba intera, non una consonante attaccata alla precedente. Scritta «n» accanto a un'altra lettera, quella durata si perde e il ritmo della frase viene fuori sbagliato.
Il romaji in profondità
Tre modi di scrivere la stessa cosa
Non esiste un unico romaji. L'Hepburn, il più diffuso fuori dal Giappone e nelle stazioni, scrive le sillabe come le sentirebbe un anglofono: し è «shi», ち «chi», つ «tsu» e ふ «fu». Il Kunrei, fissato dal governo giapponese nel secolo scorso, preferisce la regolarità della tabella e scrive «si», «ti», «tu» e «hu», perché sono le righe di さ, た e は. E c'è il romaji da tastiera, che copia lettera per lettera la scrittura in kana: «toukyou» invece di «Tōkyō».
La differenza che confonde di più sta nelle vocali lunghe. L'Hepburn le segna con un trattino sopra, ma il trattino quasi non arriva mai ai cartelli, ai marchi né ai nomi, e così «Tōkyō» finisce scritto «Tokyo», che letto alla lettera dura due tempi in meno. Altri raddoppiano la vocale, «Tookyoo», o aggiungono una acca, soprattutto nei cognomi. Per chi studia la conclusione è semplice: il romaji che si vede in giro non è affidabile per sapere quanto dura una vocale, e il kana sì, perché lì la vocale lunga è sempre scritta.
Come si digita il giapponese
Su un computer il giapponese si scrive in romaji e il sistema lo converte. Si digita «nihongo», compare にほんご, e premendo la barra spaziatrice vengono proposte le scritture possibili, tra cui 日本語. Si sceglie, si conferma e si va avanti. La tastiera segue la scrittura in kana e non la pronuncia, quindi la particella は si digita «ha», を si digita «wo», la ん si ottiene con sicurezza con «nn» e la o lunga di とうきょう si scrive «toukyou», con la う che ha in kana.
Due dettagli risparmiano inciampi. La consonante doppia si digita ripetendo la lettera, «kitte» per きって, e se serve una っ isolata si scrive «ltu» o «xtu». Le sillabe composte vengono da sole: «kya» dà きゃ e «sho», しょ. Sul telefono, invece, in Giappone di solito non si usa il romaji ma una tastiera di kana su cui si fa scorrere il dito da ogni consonante verso la sua vocale. Digitare in romaji ha inoltre un premio nascosto: obbliga a sapere come si scrive ogni parola in kana.
Quello che il romaji non dice della pronuncia
Letto con occhi italiani, il romaji ha le sue trappole, perché segue le abitudini dell'inglese. La ch e la j sono dolci, come in «cena» e in «giorno»: «chi» si legge «ci», e «jūdō» comincia come «giudice». La sh è la «sc» di «scena», quindi «shi» suona «sci». La g invece è sempre dura, come in «gatto», anche in «ge» e in «gi», che si leggono «ghe» e «ghi». La z è una s sonora, come un ronzio, e non la zeta di «pizza». La h, che in italiano è muta, qui si pronuncia: è un'aspirazione leggera. E la r è sempre semplice, come in «caro», mai forte come in «carro», anche quando sta all'inizio della parola.
Non dice niente nemmeno del ritmo. «Sensei» sembra avere due sillabe e in giapponese ha quattro tempi, se-n-se-i, e la i finale si sente piuttosto come una e allungata. La u di «desu» e di «masu» quasi non si sente nel parlato normale, e nemmeno la i di «shita». E la n di «shinbun» si pronuncia m perché la contagia la b che segue. Niente di tutto questo si vede in lettere latine e tutto si sente, per questo ascoltare le frasi prima di leggerle in romaji risparmia di dover correggere più avanti una cattiva abitudine.
Come si tratta il romaji qui
C'è come appoggio dal primo giorno, e c'è un interruttore per toglierlo il giorno in cui intralcia.
Si può spegnere
Dal tuo account, con un tocco. Sparisce dalle lezioni, dagli esempi, dagli elenchi e dai risultati, e così puoi metterti alla prova leggendo kana invece di leggere lettere.
Tranne dove è la risposta
Nel quiz di lettura dei kana le opzioni sono in romaji e lì resta: toglierlo lascerebbe una domanda senza risposte possibili.
E non si digita mai a mano
Il romaji di ogni frase e di ogni kanji si calcola dalla sua lettura in kana, quindi non può discordare da essa. Un romaji scritto a mano finisce per dire una cosa diversa dal kana che ha accanto.
Domande sul romaji
Si può imparare il giapponese solo con il romaji?
Si può imparare a dire quattro frasi, e lì finisce. Niente di quello che si legge in Giappone ha il romaji, e la scrittura latina nasconde la struttura sillabica su cui si spiega la grammatica. Come rotella di supporto della prima settimana è utile; come piano, non basta.
Quale sistema di romaji si usa?
L'Hepburn, che è il più diffuso e quello usato dai cartelli delle stazioni giapponesi. Scrive «shi», «chi», «tsu» e «fu» così come suonano (per un italiano, «sci», «ci», «tsu» e «fu»), invece di forzarli a entrare nella tabella delle sillabe come fanno altri sistemi.
Come si scrive il giapponese sulla tastiera?
Digitando romaji. Si scrive «nihongo» e il computer lo converte prima in kana e poi propone i kanji possibili perché tu scelga. Per questo il romaji non sparisce mai del tutto: è il modo normale di scrivere giapponese su un computer o su un telefono.
Quando bisogna lasciare il romaji?
Appena hai l'hiragana, che è questione di una settimana. Il modo di farlo senza soffrire è spegnerlo per gradi: prima nelle frasi che sai già e poi in tutto il resto. In Hanasuka è un interruttore, quindi si può tornare indietro quando serve.
Perché ci sono parole in romaji con l'apostrofo, come «kan'i»?
L'apostrofo separa una n dalla vocale o dalla y che la seguono quando sono sillabe diverse. かんい (semplice) è «kan'i», una ん e poi una い; senza l'apostrofo, «kani» si leggerebbe かに, che è «granchio». Per lo stesso motivo il venerdì, きんようび, si scrive «kin'yōbi».
Come si scrive la particella は in romaji?
Come suona: «wa». L'Hepburn scrive le particelle secondo la pronuncia, quindi は è «wa», へ è «e» e を è «o», anche se a volte si vede «wo». Per questo in romaji non si nota che sono gli stessi segni che dentro una parola si leggono «ha» e «he»; in kana, invece, si vede subito.
I giapponesi sanno leggere il romaji?
Sì: si impara alle elementari e chiunque lo legge, anche perché è così che si digita sul computer. Ma non si usa per leggere davvero: compare nei nomi delle stazioni, nei cartelli pensati per i visitatori, nei marchi e nei passaporti. Un testo lungo scritto tutto in romaji costerebbe a un giapponese più fatica che in kana.
Si può rispondere in romaji nei quiz di Hanasuka?
Sì, dove la risposta è in giapponese: nel quiz di vocabolario al contrario e nell'esercizio di scrittura di ogni lezione si accetta la risposta in kanji, in kana o in romaji, e la correzione tollera accenti, maiuscole e segni di punteggiatura. Nel quiz di lettura dei kana le opzioni sono proprio il romaji di ogni segno, perché lì la lettura è ciò che si chiede.
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Il sillabario curvo. Si impara in una settimana e con lui si scrive tutta la grammatica.
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Ascoltare la frase, dirla e avere qualcosa che ti dica se l'hai detta bene.
Passa dal romaji ai kana questa settimana
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