L'hiragana in profondità
L'ordine della tabella serve a qualcosa
La tabella si recita sempre nello stesso ordine: あいうえお, かきくけこ, さしすせそ, e così via fino a わをん. Quest'ordine si chiama gojūon, «i cinquanta suoni», anche se oggi se ne usano meno, perché due segni antichi della riga di わ caddero in disuso dopo la guerra. Non è un ordine qualsiasi: è quello che seguono i dizionari, le rubriche e qualsiasi elenco ordinato in Giappone, come noi usiamo l'alfabeto. Impararlo per righe, e non segno per segno, risparmia di frugare nella memoria.
E serve per la grammatica. I verbi giapponesi cambiano l'ultima sillaba spostandosi lungo una riga della tabella: 書く (kaku) dà 書かない, 書きます, 書けば e 書こう, che percorrono tutta la riga di か, con a, i, u, e e o. Chi ha la tabella in testa vede che coniugare è spostarsi dentro una riga, e non un elenco di desinenze sparse da memorizzare. Per questo la tabella non si lascia alle spalle finita la prima settimana: è la stessa griglia su cui si spiegano le forme del verbo.
Diacritici, sillabe composte e la っ piccola
I segni con diacritici non si studiano come nuovi: nascono aggiungendo dei segni a quelli che già si sanno. I due trattini rendono sonora la consonante (か e が, さ e ざ, た e だ, は e ば) e il cerchietto trasforma la riga di は in una «p» (ぱ). Poi ci sono le sillabe composte, che si scrivono con や, ゆ o よ in piccolo dopo un segno della colonna della i: きゃ, しゅ, ちょ. Suonano come una sola sillaba, e la dimensione cambia la parola: きょう è «oggi» e きよう, «abile».
La っ piccola funziona in un altro modo: non suona, ma allunga la consonante che viene dopo con una breve pausa, come se si prendesse la rincorsa. きて è «vieni» e きって, «francobollo»; さか è «salita» e さっか, «scrittore». Quella pausa occupa un tempo intero quando si parla, come ん e come le vocali lunghe, ed è la differenza che all'inizio costa più fatica sentire, anche se chi parla italiano parte avvantaggiato: è la stessa che c'è tra «fato» e «fatto». Conviene dire le coppie ad alta voce, esagerando la pausa, finché l'orecchio non la distingue da solo.
Come impararlo senza stress
Due righe al giorno sono una buona misura: quella di oggi e un ripasso di quelle di ieri. Ogni segno si legge ad alta voce mentre lo si scrive, perché così si fissano insieme la forma e il suono. Aiuta inventarsi un'immagine per quelli che non entrano da soli, ma quello che li fissa davvero è leggerli dentro le parole il prima possibile: ねこ, さかな, ありがとう. E ci sono gruppi che si confondono e che conviene guardare insieme: ぬ e め, る e ろ, わ, れ e ね, さ e き, は e ほ.
In Hanasuka l'hiragana ha una sezione tutta sua con tre strumenti. L'elenco mostra tutti i segni con la loro lettura e il loro contatore di risposte esatte. Il quiz chiede come si legge ciascuno, scegliendo tra quattro o scrivendo, con la lunghezza che scegli e senza altoparlante finché non rispondi, perché il suono non regali la risposta. E il tracciato permette di disegnarli con il dito o con il mouse. Siccome ogni carattere ha il suo contatore, si può filtrare per quelli che hai a metà e fare un quiz solo con quelli.