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Hanasuka Hanasuka
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文法 · bunpō

Grammatica giapponese: non è difficile, è diversa

Non c'è genere, né numero, né articoli, né verbi che cambiano a seconda di chi parla. Quello che c'è è un altro ordine e alcune particelle che dicono che ruolo ha ogni parola. Si capisce prima di quanto sembri.

Il verbo alla fine e le particelle al comando. Il programma completo, unità per unità.

Cosa aspetta chi viene dall'italiano

La prima cosa è una buona notizia: il giapponese non coniuga per persona. «Mangio» e «mangiano» si dicono allo stesso modo; chi fa l'azione si capisce dal contesto o si dice a parte. Non ci sono nemmeno il genere, né il plurale obbligatorio, né gli articoli, né accordi da trascinarsi dietro.

La seconda è quella da reimparare: il verbo va alla fine e il ruolo di ogni parola lo segna una particella che la segue. In italiano è l'ordine a dire chi fa cosa; in giapponese lo dice la particella, e per questo l'ordine può spostarsi senza che la frase cambi significato.

E la terza è quella che nelle nostre lingue non esiste: il registro sta dentro il verbo. La stessa frase si dice in un modo a un amico e in un altro a un cliente, e non è questione di vocabolario educato ma della forma verbale che si sceglie.

Con la forma cortese in -masu e cinque particelle si può dire quasi tutto quello che serve ogni giorno. È ciò che coprono le prime unità del corso.

Le sei cose che cambiano tutto

Se di questa pagina ti restano solo sei idee, che siano queste.

Il verbo va alla fine

私は水を飲みます

Soggetto, oggetto e poi il verbo. Fino alla fine non sai cosa si fa, e questo obbliga ad ascoltare la frase intera — che è esattamente l'abitudine da prendere.

Le particelle segnano il ruolo

は · が · を · に · で · の

Stanno attaccate dopo la parola e dicono se è il tema, il soggetto, l'oggetto, la destinazione o il luogo. Sono la colonna vertebrale della frase giapponese.

です e ます, la forma cortese

学生です

La desinenza che va bene con sconosciuti e colleghi. È quella con cui conviene cominciare: con questa non si fa brutta figura da nessuna parte.

Due tipi di aggettivo

高い山 · 静かな町

Alcuni finiscono in い e si coniugano come se fossero verbi; altri hanno bisogno di な per legarsi al sostantivo. È la prima regola da memorizzare davvero.

La negazione sta nel verbo

飲みます → 飲みません

Non c'è un «non» davanti: cambia la desinenza. Lo stesso vale per il passato, e le due cose si combinano in una sola forma.

Ciò che si sottintende, si tace

行きます

Se è chiaro di chi si parla, il soggetto non si dice. Una frase giapponese corretta può essere una sola parola, e all'inizio questo spiazza più delle particelle.

Il programma completo

Le unità del corso, per livello dell'esame ufficiale e nell'ordine in cui si studiano. Ciascuna ha la sua spiegazione, i suoi esempi, i suoi diagrammi e un mini-quiz con il perché di ogni risposta.

N5 15 unità

  1. 字 Il sistema di scrittura 40
  2. 文 La struttura della frase 40
  3. 助詞 Le particelle di base 44
  4. 指示 Kosoado: questo, codesto, quello 40
  5. 数 Numeri e classificatori 41
  6. 動詞 Verbi: la forma -masu 40
  7. 形容詞 Aggettivi in -i e in -na 40
  8. 質問 Fare domande 40
  9. 有 C'è qualcosa, c'è qualcuno 40
  10. 手 La forma て 50
  11. 進 ています: quello che succede adesso 40
  12. 願 Volere, invitare, proporre 40
  13. 許 Permesso e divieto 40
  14. 接 Unire le frasi 40
  15. 程 Gusti, abilità e quantità 40

N4 12 unità

  1. 普 La forma piana 40
  2. 過 La forma in た e i suoi usi 40
  3. 能 Poter fare qualcosa 40
  4. 意 Intenzioni e progetti 40
  5. 条 I quattro «se» 40
  6. 授 Dare e ricevere 40
  7. 義 Bisogna farlo 40
  8. 比 Confrontare 40
  9. 受 Passivo e causativo 40
  10. 様 Desinenze che sfumano 40
  11. 修 Frasi che descrivono 40
  12. 丁 Alzare il registro 40

N3 12 unità

  1. 尊 Keigo: il giapponese del rispetto 40
  2. 自 Coppie transitivo e intransitivo 40
  3. 推 Gradi di certezza 40
  4. 因 Il perché, con sfumature 40
  5. 逆 Anche se, per quanto 40
  6. 際 Collocare nel tempo 40
  7. 引 Riferire ciò che ha detto un altro 40
  8. 味 Particelle che sfumano 40
  9. 補 Verbi ausiliari in て 40
  10. 機 Decisioni e abitudini 40
  11. 対 Particelle composte 40
  12. 話 Il giapponese che si parla 40

A destra di ogni unità, quante domande ha il suo mini-quiz. Si scelgono a caso e decidi tu quante ne fa ogni giro, così l'unità non si impara a memoria nell'ordine delle domande.

La grammatica, a fondo

は e が, la coppia più difficile

Tutte e due restano quasi sempre senza traduzione, e tutte e due possono stare dopo quello che in italiano sarebbe il soggetto, quindi la nostra lingua non aiuta. L'idea di base è questa: は presenta il tema, ciò di cui si sta per parlare, e が indica chi fa qualcosa o che cos'è, soprattutto quando è un'informazione nuova. 私は学生です è «io, sono studente»: il tema sono io. 田中さんが来ました risponde a «chi è venuto?»: la novità è Tanaka. Per questo dopo una parola interrogativa va が e non は: 誰が来ましたか.

Col tempo compaiono gli usi che l'idea di base da sola non spiega. は serve a contrapporre: 肉は食べません è «la carne non la mangio», e lascia intendere che altre cose sì. が accompagna verbi e aggettivi che in italiano si costruiscono in un altro modo: 猫が好きです, «mi piacciono i gatti», o 日本語がわかります, «capisco il giapponese». E le due possono stare nella stessa frase: 象は鼻が長い, «l'elefante ha la proboscide lunga», con l'elefante come tema e la proboscide come soggetto. Si impara con molti esempi più che con una regola.

Tre gruppi di verbi e la forma て

Quasi tutto quello che si fa con un verbo giapponese comincia dal sapere a che gruppo appartiene. Quelli del gruppo 1 si coniugano cambiando la vocale dell'ultima sillaba: 書く dà 書きます e 書かない. Quelli del gruppo 2 finiscono in -iru o -eru e si limitano a togliere la る: 食べる, 食べます, 食べない. E il gruppo 3 sono due verbi irregolari, する e 来る. La trappola è che alcuni verbi che finiscono in -iru o -eru sono del gruppo 1, come 帰る (tornare) o 入る (entrare), e vanno imparati a parte.

La forma て è quella che lavora di più. Serve per chiedere (待ってください), per ciò che sta succedendo (食べています), per concatenare azioni (起きて、食べて、出かけます) e per chiedere il permesso (入ってもいいですか). Si forma in base all'ultima sillaba della forma del dizionario: う, つ e る danno って; む, ぶ e ぬ danno んで; く dà いて e ぐ, いで; す dà して. E c'è un'eccezione che salta fuori subito: 行く fa 行って. Nel corso ha la sua unità nell'N5, prima di tutto ciò che la usa.

Tutto ciò che descrive va davanti

In giapponese ciò che modifica una parola si mette davanti a essa. Con gli aggettivi è facile: 高い山, «montagna alta»; 静かな町, «paese tranquillo», con な per gli aggettivi di quel gruppo. Con i sostantivi si usa の: 日本の車, «auto giapponese». E con frasi intere non serve niente: la frase si mette davanti al sostantivo nella forma piana, senza nessun «che» a legarla. 昨日買った本 è «il libro che ho comprato ieri», e si legge più o meno «ieri ho comprato libro».

Questo permette frasi lunghe ordinate al contrario rispetto all'italiano. 日本で働いている友達 è «un amico che lavora in Giappone», ma si legge «in Giappone lavorando amico», e fino alla fine non si sa di chi si parla. L'abitudine da prendere è aspettare il sostantivo e guardare indietro. E lo stesso meccanismo serve a trasformare un'azione in una cosa con の o こと: 泳ぐのが好きです, «mi piace nuotare», è letteralmente «il nuotare mi piace».

Ciò che si tace e ciò che si aggiunge alla fine

Se è chiaro di chi si parla, in giapponese non lo si dice. 行きます può essere «vado», «andiamo» o «va», ed è il contesto a deciderlo. Ripetere 私は in ogni frase, come verrebbe traducendo dall'italiano, suona pesante e poco naturale. Non si ripetono nemmeno gli oggetti già nominati. Questo obbliga ad ascoltare in un altro modo: invece di cercare il soggetto in ogni frase, bisogna tenere il conto di chi c'è nella conversazione e di cosa si stava parlando.

Quello che invece si aggiunge è una particella finale che dà il tono. ね cerca complicità o conferma, come un «vero?»: いい天気ですね. よ porta qualcosa che l'altro non sa, come un «te lo dico io»: おいしいですよ. か trasforma la frase in domanda, e よね unisce le prime due: «è così, no?». Non cambiano il contenuto, ma senza di esse il giapponese parlato suona secco, e usare よ troppo spesso può suonare insistente. Si imparano sentendole in frasi vere, non nelle tabelle.

Come si studia la grammatica qui

Leggere una regola non è saperla. Quello che la fissa è sbagliarla e sentirsi dire perché.

Unità brevi

39

Ciascuna si legge in pochi minuti, con sezioni, tabelle e diagrammi impaginati perché si leggano bene anche su un telefono.

Domande con il loro perché

2.130

Quando sbagli, il quiz si ferma e spiega cos'è successo: ogni domanda ha scritto il suo motivo, non una ripetizione della risposta. Indovinare invece va avanti da solo, che lì non c'è nulla da leggere.

E quello che hai studiato torna

Finita un'unità, i suoi esempi entrano nel ripasso spaziato e ricompaiono qualche giorno dopo, quando stai per dimenticarli.

Domande sulla grammatica giapponese

La grammatica giapponese è difficile?

È diversa, non difficile. Toglie molto di quello che costa fatica nelle lingue europee —non c'è genere, né numero, né coniugazione per persona, né articoli— e aggiunge una cosa nuova: le particelle e il verbo alla fine. La curva è strana all'inizio e si appiana presto.

Cosa sono le particelle giapponesi?

Sono sillabe che si mettono dopo una parola per dire che ruolo ha nella frase: は segna il tema, が il soggetto, を il complemento oggetto, に la destinazione, で il luogo dell'azione e の il possesso. Siccome il ruolo lo segna la particella, l'ordine delle parole è piuttosto libero.

Qual è l'ordine delle parole in giapponese?

Soggetto, oggetto e verbo, con il verbo sempre alla fine della frase. Ciò che modifica una parola va davanti a essa, quindi anche le frasi relative vanno davanti al sostantivo, senza nessun «che» a collegarle.

Fino a che livello arriva il corso di grammatica?

Fino all'N3 dell'esame ufficiale, che è dove finisce il giapponese parlato di tutti i giorni: con questo si segue una conversazione normale e si legge parecchio. I livelli N2 e N1 compaiono solo come etichetta dei kanji, che invece arrivano fino in cima.

Quanti tempi verbali ha il giapponese?

Due forme di base: il non passato, che serve per il presente e per il futuro (食べます, «mangio» o «mangerò»), e il passato (食べました). Le sfumature che l'italiano esprime con i tempi verbali, come ciò che sta succedendo adesso o ciò che si è fatto qualche volta, si esprimono con costruzioni: 食べています, 食べたことがあります.

Cosa sono i gruppi di verbi?

I verbi giapponesi si dividono in tre gruppi a seconda di come si coniugano. Quelli del gruppo 1 cambiano la vocale dell'ultima sillaba (書く, 書きます); quelli del gruppo 2, che finiscono in -iru o -eru, perdono la る (食べる, 食べます); e il gruppo 3 sono solo する e 来る, che sono irregolari. Il gruppo è la prima cosa da guardare in un verbo nuovo.

Ci sono articoli o plurale in giapponese?

No. 本 può essere «libro», «il libro», «un libro» o «libri», ed è il contesto a chiarirlo. Quando serve precisare lo si dice con altre parole: un numero con il suo classificatore (本を三冊), una parola come たくさん (molti) o, con le persone, il suffisso たち: 私たち, «noi».

Cos'è il keigo?

È il giapponese del rispetto: un sistema di forme verbali e parole speciali per rivolgersi a qualcuno di rango più alto o a un cliente. Ha due facce: il linguaggio che eleva l'altra persona, come いらっしゃる al posto di いる, e quello che abbassa ciò che riguarda se stessi, come 参る al posto di 行く. Si usa soprattutto al lavoro e nel servizio al pubblico, e il corso gli dedica un'unità dell'N3.

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