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ひらがな · hiragana

Hiragana: da dove comincia il giapponese

Il primo dei due sillabari e la porta d'ingresso alla lingua. Non sono lettere: ogni segno è una sillaba intera, e con questi segni si scrive tutta la grammatica giapponese.

Il sillabario curvo. Si impara in una settimana e con lui si scrive tutta la grammatica.

Cos'è l'hiragana

Il giapponese si scrive con tre sistemi insieme, e l'hiragana è quello che regge la frase. Ogni segno vale una sillaba —か è «ka», non «k» più «a»—, quindi non c'è niente da compitare: si legge di seguito appena si riconoscono i segni.

Si usa per le desinenze dei verbi, per le particelle che indicano chi fa cosa e per le parole giapponesi che non hanno kanji. Vale a dire: senza hiragana non si può leggere nemmeno una frase intera, neanche una piena di kanji.

È nato dallo scrivere kanji molto in fretta con il pennello, e da lì gli viene la forma: è tutto curve. Suo fratello, il katakana, è uscito dallo stesso posto per un'altra strada ed è proprio il contrario, tutto angoli, il che aiuta a distinguerli a colpo d'occhio.

Sono 46 segni di base e altri 25 che nascono aggiungendo due trattini o un cerchietto. Con questi 71 si scrive qualsiasi suono del giapponese.

La tabella dell'hiragana

La griglia di sempre: cinque vocali nelle colonne e una consonante per riga. Sotto ogni segno, come si legge. È la stessa tabella che si pratica dentro Hanasuka.

I 46 di base
aiueo
あa いi うu えe おo
かka きki くku けke こko
さsa しshi すsu せse そso
たta ちchi つtsu てte とto
なna にni ぬnu ねne のno
はha ひhi ふfu へhe ほho
まma みmi むmu めme もmo
やya ゆyu よyo
らra りri るru れre ろro
わwa をwo
I 25 con diacritici: due trattini (が da か) o un cerchietto (ぱ da は)
aiueo
がga ぎgi ぐgu げge ごgo
ざza じji ずzu ぜze ぞzo
だda ぢji づzu でde どdo
ばba びbi ぶbu べbe ぼbo
ぱpa ぴpi ぷpu ぺpe ぽpo
  • んn l'unica che sta da sola: non è una sillaba, è un suono nasale che chiude

し, ち, つ e ふ stanno nella riga della loro consonante anche se si leggono «shi», «chi», «tsu» e «fu»: la riga è la stessa, quello che cambia è come suonano. Nasconderle da un'altra parte vorrebbe dire insegnare una tabella che non è quella dei libri.

Le quattro trappole dell'inizio

Nessuna è difficile, ma tutte e quattro si imparano male se nessuno le racconta in tempo.

  • は は si legge «wa» quando è particella. In una parola suona «ha», ma quando segna il tema della frase si dice «wa». È la prima volta che scrittura e pronuncia non coincidono, e disorienta finché non lo si sa.
  • を を esiste solo come particella. Si legge «o» come お, e non compare dentro nessuna parola: il suo unico compito è segnare il complemento oggetto. Vederla vuol dire sapere che ruolo ha la parola che la precede.
  • つ La つ piccola non si pronuncia: raddoppia. Scritta in formato ridotto (っ) non suona, ma interrompe e raddoppia la consonante successiva. La differenza tra きて e きって è reale e cambia la parola.
  • ん ん conta come una sillaba intera. Parlando dura quanto qualsiasi altra, ed è questo che fa suonare «Nihon» in tre tempi e non in due. È l'unica senza vocale.

L'hiragana in profondità

L'ordine della tabella serve a qualcosa

La tabella si recita sempre nello stesso ordine: あいうえお, かきくけこ, さしすせそ, e così via fino a わをん. Quest'ordine si chiama gojūon, «i cinquanta suoni», anche se oggi se ne usano meno, perché due segni antichi della riga di わ caddero in disuso dopo la guerra. Non è un ordine qualsiasi: è quello che seguono i dizionari, le rubriche e qualsiasi elenco ordinato in Giappone, come noi usiamo l'alfabeto. Impararlo per righe, e non segno per segno, risparmia di frugare nella memoria.

E serve per la grammatica. I verbi giapponesi cambiano l'ultima sillaba spostandosi lungo una riga della tabella: 書く (kaku) dà 書かない, 書きます, 書けば e 書こう, che percorrono tutta la riga di か, con a, i, u, e e o. Chi ha la tabella in testa vede che coniugare è spostarsi dentro una riga, e non un elenco di desinenze sparse da memorizzare. Per questo la tabella non si lascia alle spalle finita la prima settimana: è la stessa griglia su cui si spiegano le forme del verbo.

Diacritici, sillabe composte e la っ piccola

I segni con diacritici non si studiano come nuovi: nascono aggiungendo dei segni a quelli che già si sanno. I due trattini rendono sonora la consonante (か e が, さ e ざ, た e だ, は e ば) e il cerchietto trasforma la riga di は in una «p» (ぱ). Poi ci sono le sillabe composte, che si scrivono con や, ゆ o よ in piccolo dopo un segno della colonna della i: きゃ, しゅ, ちょ. Suonano come una sola sillaba, e la dimensione cambia la parola: きょう è «oggi» e きよう, «abile».

La っ piccola funziona in un altro modo: non suona, ma allunga la consonante che viene dopo con una breve pausa, come se si prendesse la rincorsa. きて è «vieni» e きって, «francobollo»; さか è «salita» e さっか, «scrittore». Quella pausa occupa un tempo intero quando si parla, come ん e come le vocali lunghe, ed è la differenza che all'inizio costa più fatica sentire, anche se chi parla italiano parte avvantaggiato: è la stessa che c'è tra «fato» e «fatto». Conviene dire le coppie ad alta voce, esagerando la pausa, finché l'orecchio non la distingue da solo.

Come impararlo senza stress

Due righe al giorno sono una buona misura: quella di oggi e un ripasso di quelle di ieri. Ogni segno si legge ad alta voce mentre lo si scrive, perché così si fissano insieme la forma e il suono. Aiuta inventarsi un'immagine per quelli che non entrano da soli, ma quello che li fissa davvero è leggerli dentro le parole il prima possibile: ねこ, さかな, ありがとう. E ci sono gruppi che si confondono e che conviene guardare insieme: ぬ e め, る e ろ, わ, れ e ね, さ e き, は e ほ.

In Hanasuka l'hiragana ha una sezione tutta sua con tre strumenti. L'elenco mostra tutti i segni con la loro lettura e il loro contatore di risposte esatte. Il quiz chiede come si legge ciascuno, scegliendo tra quattro o scrivendo, con la lunghezza che scegli e senza altoparlante finché non rispondi, perché il suono non regali la risposta. E il tracciato permette di disegnarli con il dito o con il mouse. Siccome ogni carattere ha il suo contatore, si può filtrare per quelli che hai a metà e fare un quiz solo con quelli.

Come si pratica l'hiragana qui

Riconoscerlo in una tabella non è leggerlo. Questi tre esercizi servono per la seconda cosa.

Quiz di lettura

71

Compare un segno e scegli —o scrivi— come si legge. Decidi tu quante domande fa il turno, e ogni carattere ha il suo contatore di risposte esatte, così puoi ripassare solo quelli che ti resistono.

Tracciato con il dito

Si disegna sopra il carattere, sullo schermo. Scriverlo a mano è ciò che fa distinguere ぬ e め, che sulla carta si somigliano molto più di quanto sembri.

E suona

Ogni segno si può ascoltare, ma solo DOPO aver risposto: sentire 「あ」 quando la domanda è come si legge vorrebbe dire regalare la risposta.

Domande sull'hiragana

Quanti caratteri ha l'hiragana?

Quarantasei di base. A questi si aggiungono due trattini o un cerchietto per formarne altri venticinque (が, ざ, だ, ば, ぱ), quindi in totale se ne studiano settantuno. Con questi si può scrivere qualsiasi suono del giapponese.

Quanto ci vuole per imparare l'hiragana?

Con venti minuti al giorno, tra i cinque e i sette giorni per riconoscerli tutti, e un paio di settimane in più per leggerli senza fermarsi a pensare. È la parte del giapponese con il miglior rapporto tra sforzo e risultato: si finisce in fretta e non la si tocca più.

Prima l'hiragana o il katakana?

L'hiragana. È quello che regge la grammatica, quindi compare in tutte le frasi dalla prima lezione; il katakana si usa soprattutto per le parole straniere e può aspettare qualche giorno.

Si può imparare il giapponese senza hiragana, solo con il romaji?

Si può cominciare, ma non si può andare avanti. Il romaji nasconde la struttura sillabica della lingua, ed è quella struttura che spiega come si coniugano i verbi e perché le parole suonano come suonano. Inoltre, in Giappone niente di scritto porta il romaji.

Perché は a volte si legge «wa»?

Perché l'ortografia delle particelle è rimasta com'era prima che la scrittura si adeguasse alla pronuncia. は suona «ha» dentro una parola (はな, fiore), ma come particella del tema si dice «wa»: 私は, «watashi wa». Succede lo stesso con へ, che come particella di direzione si dice «e», e con を, che si dice «o».

Cosa sono il dakuten e l'handakuten?

Sono i due segni che cambiano il suono di un kana. Il dakuten, due trattini in alto a destra, rende sonora la consonante: か diventa が, さ diventa ざ, た diventa だ e は diventa ば. L'handakuten, un cerchietto, va solo con la riga di は e la trasforma in «p»: ぱ, ぴ, ぷ, ぺ, ぽ.

Come si scrivono le vocali lunghe in hiragana?

Aggiungendo un'altra vocale dopo. La a, la i e la u lunghe si scrivono raddoppiando la vocale: おばあさん, おにいさん, すうじ. La o lunga si scrive quasi sempre con う (おとうさん, がっこう) e la e lunga con い (せんせい), anche se si pronunciano come una o e una e allungate. La lineetta ー è roba del katakana.

Cosa sono le lettere piccole come ゃ, ゅ e ょ?

Sono や, ゆ e よ scritte in piccolo dopo un kana della colonna della i, e insieme formano una sola sillaba: き più ゃ fa きゃ, «kya». La dimensione conta: びょういん è «ospedale» e びよういん, con la よ grande, è «parrucchiere». Con queste si scrivono suoni come «sha», «cho» o «nyu».

Impara l'hiragana praticandolo

Si entra con Google, con Apple o con una mail e una password. Non si chiede nessuna carta, perché non c'è niente da pagare.

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